Giordano Ambrosetti

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Famiglia Cristiana: «Le classi-ponte? Un provvedimento razziale»

Ricevo e pubblico dal Prof. Angelo Scalese

ROMA (21 ottobre) – Famiglia Cristiana attacca la proposta delle classi-ponte per i bambini immigrati, che definisce «classi-ghetto», e addita la mozione approvata come «il primo provvedimento razziale del Parlamento». «La mozione fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione», scrive il settimanale, per il quale «la "fantasia padana" non ha più limiti, né pudore».
«La Lega cavalca l’onda – scrive Famiglia cristiana – e va all’arrembaggio dell’immigrato», dopo aver proposto le impronte ai rom, il permesso a punti e aver ostacolato i ricongiungimenti familiari. «Il problema dell’inserimento degli stranieri a scuola è reale – osserva il settimanale – ma le risposte sono "criptorazziste", non di integrazione. Chi pensa a uno "sviluppo separato" in Italia, sappia che quel concetto in altra lingua si chiama "apartheid"».

Non c’è speranza. Quelli di Famiglia Cristiana sono comunisti irriducibili! L’ anno scorso ho cominciato a scrivere un romanzo dal titolo “L’ ultimo Papa”. Il libro parla del complotto che un gruppo di vecchi gerarchi sovietici hanno messo in atto per vendicarsi della Chiesa che ha distrutto il comunismo in Russia. Il complotto prevede l’ occupazione, partendo dal basso, di tutti gli organismi ecclesiastici, dai consigli pastorali fino alla CEI e infine … ma non voglio togliervi il gusto di leggerlo. L’ occupazione riguarda anche gli organi di stampa e le strutture collaterali. La prima a cadere è stata l’ ACLI, mano a mano si stanno occupando i consigli pastorali e così via. Famiglia Cristiana ormai è rossa da tempo e qui non è più il romanzo ma ahimè! La triste realtà.

Guardate con che terminologia tratta l’ argomento delle classi-ponte: criptorazziste, apartheid. Roba da matti!

Tra le stranezze della scuola italiana c’è questa anomalia, che non si riscontra in nessuno degli altri paesi “razzisti” europei. Quando un ragazzo straniero arriva in Italia, viene inserito in classe in base all’ età. Se ha 11 anni va in prima media, dodici in seconda e così via. Se non conosce la lingua, non importa, intanto sta insieme agli altri ragazzi della stessa età, con i quali ovviamente non parla ma cerca, se c’è, un connazionale con cui parlare durante l’ intervallo. Gli insegnanti delle varie discipline, dopo aver verificato che l’allievo non capisce nulla, fanno finta che non esista e vanno avanti con il loro programma. Dopo qualche giorno arriva un docente che lo porta fuori dalla classe e tenta di insegnargli qualcosa di Italiano. Durante il resto delle lezioni il povero malcapitato, guarda il soffitto tutto il giorno e non vede l’ora che suoni la campana. Questa è l’ integrazione di Famiglia Cristiana. Vergogna!

Se il ministro Gelmini  propone di fargli fare un percorso personalizzato in cui possa prima di tutto apprendere la lingua, ecco che diventa razzista! Chi dice queste cose è in malafede e specula sui bisogni degli immigrati. Queste situazioni, da docente, le ho vissute sulla mia pelle e Dio sa quante volte ho inveito contro quegli imbecilli che mi mandavano in classe dei ragazzi che non sapevano una parola di Italiano. Ora che prevale il buon senso, mi tocca sentire gli sproloqui di chi non conosce la realtà della scuola italiana e le condizioni drammatiche in cui si trova.

Se prevalesse il buon senso si capirebbe che, in piena autonomia, la scuola valuterà i bisogni formativi dell’ allievo, tenendo conto in particolar modo dell’ età. E’ chiaro che in prima elementare è possibile inserire fin dall’ inizio l’ allievo straniero in classe, anche se non sa la lingua, perché la didattica ne consente un più facile apprendimento se condivide le esperienze con gli altri allievi che hanno lo stesso problema.

Famiglia Cristiana smetta di fare le crociate all’ inverso e cerchi di volare un po’ più alto di quanto non faccia la stampa leghista.

Prof. Angelo Scalese

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